
Il testo della canzone che ha fatto da inno alle
ultime Olimpiadi, quelle di Torino 2006, evoca la famosa citazione che
caratterizza da sempre i giochi olimpici: Citius, altius, fortius,
letteralmente "Più veloce, più alto, più forte", dice così: “ E VA' PIU'
VELOCE DI UN'IDEA PIU' ALTO DELLA LIBERTA' PIU' FORTE DI UN URLO DI MAREA
VA' SEMPRE DOVE LA TUA STRADA VA VERSO IL CIELO DELLA VERITA' LA' DOVE VOLA
LA POESIA E TU AMORE DELL'UMANITA' “
Alla base delle Olimpiadi sta infatti l’ideale dello sport come superamento
di ogni barriera e confine, nella correttezza verso se stessi e gli altri,
oltre che l’immagine del “luogo di tutti”, quindi di unione,pace.
Il nome “Giochi olimpici” ricorda i giochi che si svolgevano ad Olimpia,
nell’antica Grecia, dove si sfidavano i migliori atleti greci; i primi
risalgono al 776 a.C. ed erano chiamati Agoni, che vuol dire
competizione,sforzo. Nei giochi olimpici antichi le donne erano escluse, e
per la necessità del tempo da impiegare nell’allenamento solo i membri delle
classi più agiate avevano la possibilità di partecipare. Con il passare del
tempo vennero inserite nuove discipline che favorirono lo sviluppo della
fama e dell’importanza dei giochi, il cui apice fu raggiunto nel V secolo
a.C. I greci usavano questo evento per diverse motivazioni; i giochi erano
infatti un modo per contare gli anni (si svolgevano ogni quattro anni e il
periodo di tempo che intercorreva venne chiamato Olimpiade), per una valenza
religiosa (venivano dedicati a Zeus) e i vincitori potevano vantare la
costruzione di statue e poemi dedicati a loro. Con l’imperatore Teodosio I,
nel 393, i giochi vennero sospesi per oltre 1000 anni, fino al 1896, data
dei “Giochi della I° Olimpiade dell’Era Moderna”.
Le olimpiadi, per la loro grande espressione di solidarietà e universalità,
sono fin dall’inizio stati segno di pace (i greci, durante il periodo dei
giochi, sospendevano le guerre in tutto il Paese). Nel 1871, dopo la
sconfitta francese nella guerra franco-prussiana, il francese Pierre De
Coubertin iniziò a domandarsi le ragione di tale sconfitta e a ricercare la
possibilità di un avvicinamento tra le nazioni in un confronto che non fosse
necessariamente quello bellico, ma sportivo. Nel 1894 fu così fondato il
Comitato Olimpico Internazionale (CIO) che organizzò la preparazione e lo
svolgimento di quello che sarebbe stato il raggiungimento di entrambi gli
obiettivi di De Coubertin, nonché l’inizio del più grande evento sportivo.
Nonostante un periodo di crisi nel 1900 e nel 1904 dovuto alla concomitanza
delle Esposizioni Universali, una sorta di “manifestazione” su temi comuni
dell’esperienza umana, l’inserimento delle Olimpiadi Estive nel 1906 favorì
l’aumento della partecipazione e dell’interesse popolare. A oggi sono 203 i
paesi che partecipano alle Olimpiadi, impegnandosi nelle più disparate
discipline, dallo Sci al Bob, al Curling, al Freestyle, all’Hockey, al
pattinaggio e allo Snowboard per quelle invernali, oltre all’atletica
leggera, al ciclismo, alla scherma, al nuoto e al canottaggio. Tra i simboli
delle Olimpiadi particolare rilievo hanno i 5 cerchi, anelli di diverso
colore che si intrecciano su campo bianco e che indicano i 5 continenti
nella loro universalità dello spirito olimpico, oltre alla “Fiamma
olimpica”, che viene accesa ad Olimpia e portata fino alla città che ospita
i Giochi e utilizzata per accendere il braciere olimpico della cerimonia di
apertura.
Nella cerimonia di apertura si assiste alla sfilata iniziale,in ordine
alfabetico (ad eccezione della Grecia che fa ingresso per prima e del paese
che ospita i giochi, ultimo entrante) dei paesi caratterizzati da una
propria bandiera, alla quale seguono i discorsi del presidente del Comitato
Organizzatore dell'edizione dei giochi e del Presidente del Comitato
Olimpico Internazionale. Si suona successivamente l’Inno olimpico e si issa
la bandiera, seguita dall’ingresso della fiamma e dalla liberazione delle
colombe, simbolo di pace. Azione che precede immediatamente il Giuramento
olimpico di un rappresentante degli atleti e dei giudici che si impegnano a
che la gara e il giudizio procedano nel rispetto delle regole stabilite. Il
tutto, naturalmente, presentato e unito a coreografie e canti della
tradizione del paese che ospita i giochi.
Per quanto riguarda i problemi connessi all’evento delle Olimpiadi,in primo
luogo si verifica naturalmente quello del doping, ragione per cui la lotta
del CIO si è mostrata sempre più determinata, ottenendo magnifici risultati:
alle ultime Olimpiadi solo un atleta è stato trovato positivo al doping.
In ogni gara viene stilata una classifica, in cui i primi tre posti sono
occupati dagli atleti che raggiungono il podio e ottengono rispettivamente,
a partire dal primo classificato, la medaglia d’oro, quella d’argento e
quella di bronzo.
Da ricordare come elemento caratteristico dei giochi olimpici è certamente
“La tregua”, che i greci chiamavano “Ekecheiria” (alzare le mani), secondo
la quale atleti e cittadini potevano viaggiare durante questo periodo per
partecipare o assistere alle Olimpiadi. Dal 2000 la Tregua è entrata a far
parte della Dichiarazione del Millennio; questo ha permesso di raggiungere
ottimi traguardi: nel 1992 gli atleti della Ex Yugoslavia parteciparono alle
Olimpiadi di Barcellona con uniformi che non indicavano la nazionalità ma
solo il simbolo dei cerchi olimpici, nel 1994 una delegazione della CIO
visitò Sarajevo, a quel tempo assediata, per esprimere l’ideale della
solidarietà olimpica, nel 1998 una delegazione della CIO insieme a quella
delle Nazioni Unite fece un appello contro i bombardamenti sull’Iraq, e nel
2000 un invito della Tregua permise che le due Coree sfilarono per la prima
volta sotto la stessa bandiera.
L’appello delle ultime Olimpiadi di Torino 2006 suonava così: “Se possiamo
avere la pace per 16 giorni, forse possiamo averla per sempre” . Una pace
che passi attraverso lo sport, che al servizio dello sviluppo dell’uomo
possa salvaguardare la dignità umana e che ribadisce ancora una volta lo
scopo e l’intera consistenza dei giochi olimpici: la pace tra i popoli, la
lealtà, il rispetto e l’uguaglianza. |